Forti insieme: come partecipare al concorso di Chiara Ferragni e Pantene

Articolo scritto da:
Corrado Manenti
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FORTI INSIEME: COME PARTECIPARE AL CONCORSO DI CHIARA FERRAGNI E PANTENE

Anche tu vuoi partecipare al Concorso patrocinato da Chiara Ferragni? In questo articolo ti spiego come fare!

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Ciao e benvenuto! Sono Corrado Manenti e in questo video parliamo di una cosa molto interessante, ovvero il concorso “Forti Insieme”, l’iniziativa fatta da Chiara Ferragni insieme a Pantene per supportare le startup innovative e l’imprenditoria femminile.

Hai esattamente un mese da oggi, il giorno in cui giro il video, (oggi è il 21 agosto e questa possibilità si chiude il 20 settembre) per presentare gratuitamente il tuo progetto e provare a prendere un finanziamento fino a 75.000 € che verranno divisi tra i tre finalisti ritenuti più meritevoli.

Per quello che importa a noi, al di là dell’iniziativa e tutto quanto, è scoprire come si fa a partecipare ad un concorso e che caratteristiche deve avere la nostra idea per essere valutata interessante e sexy da una giuria che appunto andrà a vedere certe cose. In questo articolo parleremo di questo.

Ci tengo a dirti fin da subito che, se sei come me un uomo, questo concorso non è per noi, non fa per te, però è comunque interessante che tu guardi questo video appunto perché potremo vedere certe cose che stanno alla base di qualsiasi processo di valutazione, sia che ti presenti ad un investitore, sia che tu voglia partecipare a questo, o qualsiasi altro concorso perché, più o meno, le caratteristiche per le quali viene valutata l’idea sono sempre le stesse.

In questo articolo (trovi anche la versione Podcast e Video) utilizzeremo, come al solito, il nostro “Fashion Business Designer” dove ho identificato quali sono le aree che, appunto parlando di partecipare a un concorso, ci interessa approfondire nella visione generale del business.

Ovviamente, come tu saprai se mi segui, questo approccio va a coprire tutta la mappa mentale di tutte le cose che fanno parte di una collezione.
Ovviamente qui dovendo progettare un progetto, e quindi non avendo bisogno di costruire le parti della collezione, ci focalizzeremo soprattutto sull’idea, sul brand design, qualcosina sul marketing e soprattutto andremo a fare un planning dell’aspetto finanziario della nostra idea.

Perché ovviamente se noi cerchiamo di prendere dei fondi, qualsiasi essi siano, sia che fossero di un contest, di un concorso oppure di un bando regionale; chi ci dà i soldi, o ce li presta, o ce li dà a fondo perduto, ha bisogno di sapere come noi abbiamo intenzione di recuperarli e quindi giustamente dovremo analizzare, alla logica di tutto quello che c’è dietro della nostra idea che bozze di prodotto andremo a fare qui e poi alla fine come faremo a venderlo e come lo distribuiremo e in quanto tempo potremo tornare a ROI, quindi al ritorno sul nostro investimento.

Qui con me ho il testo del bando e andrò a vedere un po’ le parti più interessanti per poi tornare al Canvas e provare a fare alcune riflessioni su come un’idea può essere poi innovativa e venduta, appunto, a una giuria che valuta la sua bontà solamente su una base concettuale, neanche di prototipo.

Iniziamo con il visualizzare il testo del bando che trovi scaricabile al link sotto questo video.
È una call per idee e start up, appunto che si chiama “Forti Insieme” per l’imprenditoria femminile.

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Quindi il primo requisito è che tu sia donna e che tu abiti in Italia.
Non importa che tu abbia già una società, ovviamente ti basta avere un codice fiscale per essere una persona giuridica e poter partecipare e quindi l’idea che abbia soprattutto un carattere innovativo. Quindi il primo requisito: che tu sia una donna, abbia più di 18 anni e che tu sia residente in Italia.

Il secondo requisito è che la società, o la società che andrai a costituire, sia composta almeno dal 50% da donne o che tu sia l’imprenditrice e quindi sia quella a lanciare l’idea.

La cosa che più ci interessa è che i candidati a questo concorso, ma a tutti i concorsi, debbano proporre qualcosa di veramente innovativo e quindi vedremo poi, alla luce del Canvas, quali sono gli elementi che possono rendere innovativa la nostra idea di business.

Una cosa importante appunto, come già ti anticipavo poco prima, è che il progetto deve essere finanziariamente sostenibile e deve generare un valore economico (ovviamente un investitore vuole vedere tornare l’investimento) oppure avere un impatto sociale importante; quindi può essere anche un progetto che inizialmente non ha break even, non va, ma sposa una macro-causa sociale ad impatto molto forte (di questo periodo ne sentiamo molto parlare) e quindi in assoluto il valore economico viene messo in secondo piano.


Ovviamente nessuno ti finanzierà mai un’idea che non ha un’idea di ritorno sull’investimento. Questa è proprio la base di come funziona il business in generale; quindi la tua idea deve essere sempre monetizzabile e monetizzata.


E ci deve essere una scala nel tempo che vai ad analizzare per vedere entro quanto, ipoteticamente nelle migliori o peggiori previsioni, andrai a recuperare l’investimento e potrai continuare.

Come ti dicevo a livello proprio di cosa c’è in ballo qua in mezzo, abbiamo un budget complessivo di 75.000 € che potranno essere allocati ad uno o più progetti.
Quindi non prenderanno i primi tre progetti 75.000 €, ma verranno suddivisi sulla base del merito e della valutazione.

Sicuramente non è uno di quegli investimenti che ti portano poi a fare i salti di gioia se calcoli che a tre candidati a pari merito prenderebbero 25.000 € come donazione.
Quindi 25.000 € sicuramente è un buon budget per realizzare un’idea, soprattutto in campo moda dove si spente anche molto meno, (molti dei progetti che seguo partono con budget di 10 – 15.000 €) quindi 25.000 € sicuramente è una buona idea.

Ovviamente i soldi non sono tutto: se l’idea non è buona molti soldi si buttano via o si spendono in modi che sicuramente sono poco efficaci per progettare un progetto imprenditoriale sul medio-lungo termine.

Quindi tornando a noi abbiamo appunto delle modalità e delle tempistiche di partecipazione.
Come ti dicevo, oggi, quando registro il video è il 20 agosto, quindi abbiamo fino al 20 settembre fino alle 13:00 per consegnare la documentazione.

Cosa dobbiamo consegnare per partecipare a questo concorso di Chiara Ferragni?
Prima di tutto i nostri contatti, poi dobbiamo fare una descrizione sintetica del progetto in ben 150 parole.

Questo in America normalmente si chiama pitch, o elevator pitch che è un altro contesto, ovvero si dice che se tu incontrassi il tuo finanziatore in un ascensore, una persona che sai che potrebbe essere interessata al tuo progetto, tu devi appunto in 150 parole o in 30 secondi o 1 minuto sapere raccontare sinteticamente la tua idea quindi qui predilige il dono della sintesi, non è storytelling, ma è semplicemente “ti faccio capire in pochi concetti, in 150 parole perchè la mia idea è efficace e perché tu dovresti finanziarla”.

La seconda richiesta, appunto, è un deck di presentazione, fino a 12 slides, dove noi illustriamo un po’ quello che è il nostro business plan al di là dell’idea, quindi come dalla nostra idea noi pensiamo di ricavare il profitto e quindi dobbiamo automaticamente andare ad analizzare i nostri costi che abbiamo per la realizzazione e i costi che poi abbiamo per buttarla sul mercato.

La quarta cosa tra quelle opzionali, che però io reputo molto importante, è un video pitch, oppure un video di tre minuti dove appunto puoi raccontare la tua idea mettendoci la faccia.

Io penso che sia sempre importante, (sia che tu sia il brand: quindi sia che tu sia il nome e cognome, lo stilista, il creatore, sia che il tuo brand abbia un nome di fantasia) che tu debba in qualche modo metterci la faccia a qualche livello.
Soprattutto in questi concorsi, il fatto che tu ti esponga personalmente, fare un video un po’ come faccio io in questo momento davanti a questa videocamera e tu puoi vedere quello che ti sto dicendo, è molto importante.

Quindi tra i requisiti aggiuntivi oltre a se hai dei prototipi o delle idee (però in questa fase penso che tu o abbia già un qualcosa che tieni nel cassetto e vuoi riciclare per questo concorso, o altrimenti non hai dei prototipi; vai a costruire un’idea nuova e vedi se ha interesse).


Però tra i requisiti non essenziali questo video pitch è molto importante anche perché se tu ragionevolmente vuoi fare l’imprenditrice, o l’imprenditore perché giustamente potresti anche essere un uomo e sentire questo discorso perché ti interessa per altri concorsi, se tu non sei in grado di raccontare agevolmente perché la tua idea si differenzia, perché è interessante, perché ha un valore economico e perché ho un mercato che è pronto per riceverla, hai un problema di base all’idea di business; anche perché sinceramente il business non è per persone timide, devi metterci la faccia e visto che sarà faticoso e impegnativo portare avanti la fase di start up (che è quella che va dal primo al terzo anno normalmente di ogni business) è molto importante che tu ci metta la grinta e ci metti le energie, ci metta i soldi se devi metterli tu, perché ovviamente non esistono opportunity seeking, cioè non cerchi l’opportunità per darti il “la” per fare un progetto perché c’è la Ferragni che te lo paga. No, tu devi avere un’idea imprenditoriale e un sogno che vuoi realizzare. Ovviamente se prendi il bando è un incentivo in più, ma anche se non prendessi il bando dovresti valutare quando cominciare e come farlo.

Come sarà valutata la nostra idea?
Sempre dal bando (che poi appunto qui vedi in piccolo ma che puoi scaricarti e ritrovarti con quello che ti racconto) verrà valutata in base a dei parametri che sono standard per le start up di qualsiasi generale. Ovviamente quando senti me parliamo sempre o di idee di design o di oggettistica oppure di moda quindi di tessili, in qualche modo in questo ambito.
Naturalmente questa call per le startup è aperta anche a a tante altre idee che in questo momento non stiamo a trattare quindi noi parliamo solamente di quegli ambiti che contraddistinguono il mio approccio e quello che è Be A Designer.

Nel processo di pre-selezione il primo criterio di valutazione sarà la potenzialità del nostro mercato, la nostra capacità del progetto di creare, nel medio lungo termine, un guadagno e quindi poterlo rifinanziare e così via.
Ovviamente se il nostro mercato è molto ridotto e non ha nessuna risonanza sociale è più difficile raccontare di avere una grande potenzialità di mercato.
La moda dipende, la potenzialità di mercato è dovuta anche dalla distribuzione e da quanto noi siamo in grado di impattare sul mercato e su un target specifico perché parlare di mercato è molto generico; noi andremo poi a vedere un target specifico. Non ci sono collezioni, non ci sono brand che vengono fatti per tutti, ma ovviamente sono molto più specifiche.

La seconda cosa che poi andremo a vedere poi tornando al Canvas è l’innovazione, l’innovatività della nostra idea; quindi l’introduzione sul mercato di un qualcosa che non esiste oppure una versione

sensibilmente migliorata di qualcosa che esiste già: potrebbe essere un prodotto, un servizio, un processo oppure un modo innovativo di distribuire. Questo andremo un po’ ad approfondirlo tornando al Canvas.

La terza caratteristica è un team: se tu sei da sola ovviamente questo poco importa, ovviamente fare moda non è un “one man band”, non sei un musicista che suona, canta e quindi anche letteralmente se la canta e se la suona.
Ovviamente hai bisogno di partners seri e quindi viene valutato se tu hai magari un’idea e la fa insieme a tre amiche oppure fai una sorta di network tra persone con delle competenze affini per aiutarti nella tua idea sicuramente è interessante presentare il tuo team.

Ovviamente il quarto requisito è la promozione e lo sviluppo dell’imprenditoria femminile, quindi se tu hai un impatto, anche non solamente l’idea, ma quindi hai una filiera che riesci a trovare una filiera femminile oppure fare uso di maestranze sul territorio che possono promuovere e sviluppare l’auto imprenditoria femminile (potresti prendere un artigiano, una sarta e così via), allora potrebbe essere interessante raccontare che comunque c’è dietro un’idea.

Ovviamente tutta l’idea deve essere scalabile quindi se tu fai un custom oppure un bespoke fatto su misura è meno scalabile dell’idea che vogliono raccontare qua.

Ricordiamoci sempre che a prescindere dalla nostra idea di business che possiamo avere prima di partecipare, noi partecipiamo al concorso cercando di dare l’idea che vogliono loro, non cercando di adattare il nostro business alla loro idea perché sarebbe molto molto più complesso.

Ovviamente dobbiamo avere una tempistica ragionevole, un’idea di quanto ci vuole ad avviare il nostro progetto.

Adesso torniamo indietro al Canvas per fare alcune riflessioni su come possiamo rendere idonea e attrattiva la nostra idonea.
Senza una buona idea non ci può essere un buon business quindi è la cosa forse più importante: se la nostra idea fa acqua da tutte le parti e non è sostenibile nel breve termine, figuriamoci per un concorso che ci chiede proprio di valutare l’impatto e la sostenibilità della nostra idea sul medio termine.

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Vediamo il nostro Canvas (questo lo trovi in tutte le risorse gratuite, sul mio libro e quindi ci sono tanti modi di approcciarsi al Canvas).


Visto che un approccio globale poteva essere fin troppo complicato per chi vuole iniziare, vedrai che tutti gli ultimi materiali che sto facendo cerco di contestualizzare l’uso del Canvas agli argomenti specifici che abbiamo trattato.

Ogni parte del Canvas, storicamente da quando l’ho studiato nel corso di ingegneria tessile, l’ho sviluppato come progetto di tesi, ha un suo colore che lo contraddistingue: il brand design è rosso, il collection design è blu, marketing e distribuzione sono gialli e per ultimo tutta la parte finanziaria e operations è verde quindi vedrai sempre questi colori ripetersi, non sono casuali ma sono un po’ alla base dell’approccio e sono rimasti sempre quelli.

In questa versione colorata del Canvas vediamo appunto di 7 punti che ci interessa approfondire per partecipare a questo concorso oppure ad altri concorsi.

La prima cosa è la nostra idea, approfondiremo poi dopo adesso faccio una panoramica appunto di quello che andiamo a vedere.

Il secondo è il nostro market quindi dobbiamo fare product market fit, idea market fit, dobbiamo fare “fittare”, fare corrispondere un interesse reale tra la nostra idea e un mercato di riferimento.

Il mercato di riferimento può essere quello dei tuoi competitors, dei big players, ma poi sinceramente ognuno di noi ha dei micro mercati, delle nicchie di mercato di riferimento, che ovviamente se vogliamo andare a vendere qualcosa dobbiamo conoscere molto bene anche perché, lo dico sempre, i prodotti non esistono al di fuori della relazione tra lo stilista, il creatore che sei tu, il prodotto (che appunto è il tramite tra l’idea, la realtà e il creatore) e alla fine il cliente. Se non c’è questa triangolazione e non funziona, possiamo tanto parlare di mercato ipotetico, di fasce di mercato, premium, mass market, entry to luxury ma ovviamente non ha tanto senso.

La terza cosa che dobbiamo vedere in questa tipologia di contest a cui vogliamo partecipare, sono le bozze dei nostri capi, chiamiamole così, ovviamente il prodotto è sempre in secondo piano rispetto al modello di business.

Se dovessimo colorare le aree del Canvas andremmo a vedere come la maggior parte della creazione di un brand di moda è cavallo tra il marketing, il posizionamento e il branding che sono sotto insiemi del marketing, quindi il 70% di un business di moda è marketing, è studio e il 30% sono prodotti.


Questo solamente per dirti che dobbiamo arrivare ad un’idea di qualcosa di concreto e non possiamo fare un qualcosa di innovativo senza sapere a livello di prodotto cosa andrà sul mercato.

Altra cosa molto importante, visto che il prodotto non esiste al di fuori dei nostri customers, dei nostri potenziali clienti, quindi ci servirà per forza una proiezione, una buyers persona o più buyers persona di quelli che sono i nostri clienti.


Se noi non lo sappiamo, se non sappiamo per chi stiamo facendo i prodotti stiamo semplicemente sperando che qualcuno li apprezzi e quindi non è un approccio strategico come quello che stiamo vedendo, è semplicemente qualcosa di un po’ campato per aria e quindi molto problematico.

Il problema è questo è che questo è il retaggio delle accademie di moda, soprattutto in Italia, dove non hanno un approccio di business e ti fanno vedere il 70% che sta dietro al 30% di creazione.

Il mio approccio completamente diverso perché ti faccio vedere un po’ tutto nell’insieme e sicuramente do meno valore al prodotto perché quello può esistere solamente se c’è una riflessione indietro perché altrimenti stai buttando via soldi e aspettative quindi non te lo puoi permettere e non è giusto neanche a livello etico.

una volta che abbiamo identificato i nostri clienti è importante fare un’analisi su quelli che saranno i canali di distribuzione: noi non possiamo valutare l’impatto che avrà la nostra idea senza sapere come sarà distribuita.

Una cosa che fa la differenza soprattutto per gli stilisti emergenti è la distribuzione: se tu all’inizio hai una buona distribuzione, in poche collezioni (due, tre o quattro) puoi avere un business da 150.000 200.000 300.000 € l’anno, che possono essere tanti o pochi, ma sicuramente un business che per un’azienda che parte da zero ti fa dire “cavolo sto muovendo qualcosa”, questo avviene se hai una distribuzione di un certo tipo.

Se tu pensi di partire con i canali online e distribuire e fare questi volumi, mi dispiace dirlo, ma è impossibile. Quindi i canali di distribuzione: online, offline…si parla sempre di omnichannel, quindi multicanalità: agenti, show room, negozi, e così via, è sempre molto importante per poi sapere quale proiezione potrai avere nella fase finanziaria: quale sarà il tuo ritorno dell’investimento e in quanto tempo. Se non hai idea dei canali di distribuzione non avrai anche idea della stagionalità.

Tu non sei davvero obbligato a seguire una stagionalità a meno che tu non abbia dei canali di distribuzione o servi delle aree geografiche che te lo richiedano, quindi è appunto importante che tu sappia il canale di distribuzione.

Penultima cosa (per l’ultima bisogna fare i conti e per quello c’è poco da dire, devi sapere esattamente la proiezione di quello che andrai a spendere che sia ragionevole e sia fatto bene).

La richiesta per questo genere di contest è una bozza di business plan perché in 14 slides tra spiegare l’idea e far vedere qualche numero, ci vuole molto meno che creare un business plan che implica un marketing plan, un’analisi dei costi, avere già una filiera produttiva e così via.

Noi dobbiamo però avere un’idea fissa del pricing strategy, ovvero che prezzi avranno le nostre idee e le nostre creazioni.

Senza questo è impossibile sapere poi che impatto potremmo avere, rispetto a quello che abbiamo visto prima, i canali di distribuzione, sul mercato.

Quindi con questi 7 punti tu puoi arrivare a raffinare un’idea e quindi ad avere una proposta che puoi mandare a questo concorso oppure ad altri.

Ovviamente è difficile avere tutto chiaro da subito, per questo se hai bisogno una call gratuita puoi prenotarla sotto il video. Sicuramente è un piacere, purtroppo il tempo è tiranno quindi non avremo neanche noi tanto tempo per poter seguire tutti quelli che vogliono partecipare a questo concorso, ma ovviamente dopo aver avuto tanti dei nostri clienti che mi hanno chiesto: “Posso partecipare? Come si fa a partecipare? La mia idea va bene per questa tipologia di valutazione di concorso?” Ho deciso di fare questo video che spero ti possa essere utile.

Io sono Corrado Manenti, ti invito ad iscriverti al canale Youtube che sarà sempre aggiornato, è una delle cose che mi piace, pubblicare i video, se ancora non l’hai letto ti consiglio il mio libro “Anche tu vuoi fare lo stilista?” dove mostro molto in dettaglio tutto questo approccio e ti spiego come funziona il Canvas e come dalla tua idea puoi arrivare sul mercato e a ricominciare tutto quanto con una nuova collezione.

Per questo video è tutto, a presto!

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Ciao
Ti scrivo in merito ai risultati finali rispetto a quello che hai detto tu nel video
Speravo che almeno in queste iniziative si rispettassero le regole e le non ci fosse ipocrisia.
Mi sembrava un’iniziativa ben organizzata, con l’obiettivo di aiutare il business, soprattutto in Italia.

Leggendo la lista dei vincitori trovo che non ci sia neanche un pizzico di coerenza con il regolamento pubblicato e che riposto di seguito:
“POTENZIALITA’ DI MERCATO >> Capacità del progetto di generare revenues, possibile replicabilità del modello di business proposto a livello nazionale/internazionale
2. INNOVATIVITA’ >> Intesa come introduzione sul mercato di riferimento di un nuovo (o sensibilmente migliorato) prodotto/servizio/processo oppure come innovazione nelle modalità di commercializzazione o distribuzione di prodotti
3. TEAM >> Completezza del team proponente e competenze relativamente all’ambito del business
4. Promozione e sviluppo dell’imprenditoria al femminile
5. Impatto sociale e/o ambientale
6. Tempistica per avviare il progetto”

Avendo già partecipato a strart up battle e avendone anche già vinta una, so come funzionano.

Probabilmente è stato espresso male nel regolamento, che non si cercavano aziende ma psicologhe e aiuti sociali. Trovo che così si dia molto aiuto alla sfera delle donne e si comunichi un messaggio molto forte. Però non fate perdere tempo a chi ha un business e vuole davvero migliorare il mercato del paese con le sue idee per favorire pagine di informazione o psicologhe o asili nidi che di innovativo hanno ben poco.

Trovo scorretto inserire nelle comunicazioni che state cercando donne imprenditrici, tutti qui.

Complimenti alle finaliste, spero che le prossime iniziative siano più coerenti con il regolamento.

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