Il mondo è Gucci noi ci stiamo solo vestendo di conseguenza

Articolo scritto da:
Corrado Manenti
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Uno dei miei film preferiti di Wes Anderson è Moonrise Kingdom. In particolare, mi piace quando Sam chiede a Suzy: “Che tipo di uccello sei?”, e lei risponde: “Sono un corvo”.

Quando ci mettiamo un costume la nostra identità cambia – anche se solo temporaneamente.

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Moonrise Kingdom

Alessandro Michele crea per Gucci collezioni di costumi in cui si può immaginare di scivolare. Le sfilate sono come la tana del Bianconiglio, che porta dritti al Paese delle Meraviglie. Se si indossa Gucci, o anche solo si sbava guardando gli outfit di Gucci, si può notare quanto tutto sia diventato un po’ eccessivo: sappiamo che nella vita reale non ci metteremmo davvero certe cose – nel caso della SS18, una tuta da metalmeccanico in raso con delle spalle esagerate, una barba finta di Swarovski o un fiocco viola a forma di vagina – per andare a fare la spesa, e forse nemmeno per andare a una festa.

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Moonrise Kingdom

Però ci piacerebbe, e anche tanto. La più folle ed esagerata parte di noi adora questi capi finto-vintage, pieni di volume e tempestati di brillocchi. Se dovessimo fare uno shooting ideale della nostra vita, in cui noi siamo le star, l’unica scelta possibile sarebbe vestire Gucci. 

Io e il nostro stilista, Riccardo Rovi, abbiamo guardato e commentato tutta la sfilata durante una pausa caffè. Al di là di come abbiamo ribattezzato alcune delle uscite – “Uovo di Pasqua” “Honolulu, arrivo!”, “La pelliccia de mi nonna”, “Vorrei vivere in un film di Wes Anderson”, e così via – abbiamo ammesso che, in realtà, ci piaceva ogni singolo pezzo.

Rampanti broker anni Ottanta, metalmeccanici amanti degli strass, sciure impellicciate o frontman di band indie rock: è come se le collezioni di Alessandro Michele fossero fatte di costumi di scena, in modo che ognuno possa poi scegliere quello che preferisce e individuare la sua precisa identità.

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Questo è ciò che rende Gucci così estremamente (e stranamente) personale. La domanda fondamentale, quindi, non è se una collezione sia indossabile o cosa compreresti, ma piuttosto: che tipo di persona, di costume, di categoria umana, che tipo di uccello – sei, tu?

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