Come l'Hip Hop si è preso il Metal e il Pop ha rovinato tutto

Ricordi quando vestirsi da metallari era considerato da sfigati? Quando i jeans strappati, le felpe nere oversize, le magliette delle band e le cinture con le borchie erano un chiaro segnale di ribellione?

Dagli anni '90 in poi, l'estetica metallara è stata la forma espressiva tipica di una sottocultura ben precisa, riservata a una nicchia abbastanza ristretta di persone. Oggi, con buona pace di quella nicchia, è a tutti gli effetti un fenomeno mainstream.

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Il metal ha sempre influenzato in diversi modi gli altri generi musicali, spesso per esempio dando più carattere alla pop star zuccherosa di turno, ma è stato l'incontro con l'hip hop a portarlo nel regno del mainstream, con tutte le conseguenze (positive e negative) che ne derivano.

Ecco all'improvviso che vestiti e accessori da metallaro erano diventati molto cool, e addirittura per molti brand anche gli articoli più venduti.

 Quando ha postato questo selfie sul suo profilo Instagram (maggio 2017), il rapper italiano Marracash ci ha tenuto a precisare che lui, a differenza di altri, apprezzasse davvero i Metallica

Quando ha postato questo selfie sul suo profilo Instagram (maggio 2017), il rapper italiano Marracash ci ha tenuto a precisare che lui, a differenza di altri, apprezzasse davvero i Metallica

Nessuno si aspettava che questa tendenza decollasse così in fretta: in un attimo, la t-shirt che prima avresti trovato su una bancarella abusiva fuori dal Forum di Assago era stata rivisitata da un designer e costava 500 euro.

Oggi i riferimenti agli anni '90 dilagano sulle passerelle e nelle collezioni di chiunque, e questa lunga serie di "tributi a" sembra ormai fuori controllo.

Chi dobbiamo ringraziare per tutto questo? Come per la maggior parte dei trend dei millennial, sembra che tutto sia iniziato con la prima collezione Yeezy di Kanye West. 

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Il font di Yeezus: non ti ricorda qualcosa?

Tre anni fa Kanye West debuttava con il suo nuovo tour: Yeezus. Agli occhi di falco dei metallari veri non sfuggì che il logo fosse un ibrido tra quello dei Metallica e quello dei Judas Priest e, nonostante Kanye e Kim e vari membri del clan Kardashian fossero stati paparazzati con delle magliette dei Metallica e dei Megadeath, la teoria del "tributo a" non sembrava molto difendibile.

Nonostante questo, il tour andò benissimo e la prima collezione Yeezy anche. Tutto quello che Mr West toccava, si trasformava in oro. Perfino ora, in un periodo decisamente meno roseo, un brand streetwear low cost di Los Angeles è stato svaligiato da fan che hanno comprato qualsiasi capo solo perché ne avevano visto uno addosso a Kanye West.

Insomma, Yeezy è stato il cavallo di Troia che ha portato l'estetica metallara nel mondo rap. 

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L'esplosione di Vetements

Demna Gvasalia è una specie di divinità pagana dello streetwear. Il designer, con Vetements ha apparentemente sovvertito l'intero settore a botte di ironiche e costosissime felpe oversize e collaborazioni inusuali. Più tardi, questa malizia lo avrebbe portato addirittura a dirigere Balenciaga.

La specialità di Vetements è quella di appropriarsi di tutto: dai film romantici anni '90 al grunge, dalle divise dei corrieri al black metal. Il pezzo che più rispecchia questa caratteristica del brand è la felpa dell'immagine qui sopra, con la scritta "Drink from me and live forever" sulla manica e il pentacolo sulla schiena.

Non è sicuramente un caso che Demna Gvasalia sia stato uno dei designer dietro alla prima collezione Yeezy e che Kanye West sia sempre front row alle sue sfilate.

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Fear of God e il merchandising di Justin Bieber

Anche se ai metallari vengono comunemente associati il colore nero, i teschi e le scritte gotiche, non bisogna dimenticare le camicie di flanella con le maniche tagliate e il denim logoro che fino aa poco tempo fa erano caratteristiche esclusive dei patiti del trash metal, quelli che al liceo chiamavamo "i trasheroni".

Nella primavera 2016, ormai, l'estetica metallara era stata pienamente assimilata dal mondo della moda e cominciava a diventare una tendenza mainstream. E oggi a nessuno più sembra strano che Justin Bieber si faccia vedere in giro con una maglietta che ha la faccia di Marilyn Manson stampata sopra.

Il responsabile questa volta è Jerry Lorenzo, acclamato designer dietro al brand di luxury denim Fear of God. Dopo aver già marchiato con il logo FOG il merchandising di alcune band, Lorenzo non poteva che ispirarsi all'immaginario classic metal per realizzare il merchandising del Purpose Tour di Justin Bieber.

Justin, ex ragazzino ben pettinato della musica pop, ora è cresciuto e ha un look che ricorda l'Axl Rose dei bei tempi andati, con tanto di camicie di flanella e t-shirt delle band. Nel suo merchandising, gli atricoli su cui ha messo mano Jerry Lorenzo (per esempio, la t-shirt con il nome di Bieber scritto in un font che ricorda quello dei Metallica e i cappellini da camionista) sono stati tra i più venduti di tutta la collezione.

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Black Sabbath x Supreme (?)

Questa collaborazione tra Supreme e i Black Sabbath è sembrata completamente senza senso anche a quelli che comprano qualcosa ogni volta che il brand fa un drop, e tutti sappiamo quanto i drop di Supreme siano frequenti e gli articoli ingiustificatamente costosi.

Dopotutto, Supreme è famosa per essere strettamente connessa al mondo rap e alla street culture, e nonostante ci fossero già state collaborazioni con i The Clash e i The Misfits, questa volta il tutto è sembrato un po' forzato.

Se consideriamo che il drop della collezione abbia coinciso con la metà di un tour decisamente deludente dei Black Sabbath, c'è da chiedersi a quale delle due parti abbia giovato di meno questa scelta di marketing. Meglio dimenticare tutto al più presto.

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A Dee Snider (Twisted Sisters) non va proprio giù

che Chiara Ferragni indossi una maglietta dei Metallica. E ci tiene a farlo sapere a tutti

 
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La t-shirt dei Metallica di Chiara Ferragni

Lo scorso ottobre, Chiara Ferragni ha postato sul suo profilo Instagram una foto in cui indossava una t-shirt con la stampa di And Justice for all dei Metallica. Subito sono fioccati commenti indignati sul fatto che la fashion blogger non avesse il diritto di indossarla.

Al di là del fatto che lei dormirà comunque sonni tranquilli, il livore dei metallari fa quasi tenerezza: fa rabbia vedere che qualcosa che prima era parte della divisa di una sottocultura addosso al personaggio più pop del momento, è come se ciò per cui ti senti molto speciale lo sia diventato improvvisamente un po' meno.

Eppure, il merchandising delle band ormai viene venduto da tutte le più grandi catene di fast fashion, cosa di cui io "che i Metallica li ascoltavo davvero" sono abbastanza contenta, perché hanno un fitting migliore e un cotone più morbido delle Fruit of the Loom che trovavo sulle bancarelle da adolescente. Oltre al fatto che, se i retailer vendono il merchandising di una band, lo fanno sicuramente dietro suo consenso.

Io non so che musica piaccia a Chiara Ferragni, e penso che non lo sappia nemmeno Dee Snider. Per quale motivo si dovrebbe dare per scontato che non abbia mai ascoltato i Metallica? Perché è una fashion blogger? Perché è bionda, bella e molto ricca? E se anche si mettesse le magliette dei gruppi metal solo per un fatto estetico, che male ci sarebbe?

Da ex adolescente ribelle, tutto questo livore mi fa venire voglia di di rivendicare il diritto di ognuno di vestirsi come gli pare, che una volta era tanto caro ai metallari, e magari comprare online un'altra t-shirt da aggiungere alla mia collezione. Ché far arrabbiare Dee Snider mi sembra una cosa tanto rock.

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