Abbiamo bisogno di nuovi stilisti? Fare moda ai tempi del fast fashion e del mass market

Articolo scritto da:
Corrado Manenti
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Abbiamo bisogno di stilisti emergenti nel 2022? Quando tutto il mondo gira intorno al fast fashion e al mass market c’è ancora spazio per chi vuole iniziare ORA?

l’Italia è considerata da sempre la patria dei nuovi stilisti e nonostante ci siano tantissime scuole di moda, accademie che ogni anno danno vita a nuovi designer, nuovi professionisti nella moda pochi riescono a trovare la loro strada.

Ogni tanto ci sorprendiamo nel capire quanti poi siano pochi i brand emergenti e i giovani stilisti indipendenti che decidono di fare qualcosa di proprio e che (purtoppo) non arrivano poi mai sul mercato.

Non vediamo infatti quasi mai tra gli scaffali di negozi e boutique brand emergenti fatti da giovani italiani.

Altrettanto incredibile è il fatto che: se pensiamo al nostro guardaroba, a quello che noi indossiamo, la maggior parte dei capi che possediamo non sono prodotti in Italia.

Quindi qualcun altro sta facendo moda al posto nostro, dall’altra parte del mondo a prescindere da quanto ci si racconti che il “made in Italy” sia il marchio più amato e ricercato nel mondo.

Se ancora non mi conosci lascia che mi presenti! 

Sono Corrado Manenti  e negli ultimi dodici anni della mia carriera mi occupo quotidianamente di aiutare stilisti emergenti e chiunque voglia creare e realizzare qualcosa di proprio nella moda a renderlo possibile.

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Se pensiamo alla moda, abbiamo due realtà principali:

Una è quella dei grandissimi marchi più simili alla Couture che vediamo alle sfilate che danno poi “a cascata” le tendenze che vanno a influenzare tutto l’altro mondo della moda che è            quello che sta sotto.

E poi l’altro mercato molto grande che noi siamo consumatori la maggior parte delle volte è quello del mass market, del fast fashion che potremmo riassumere in Zara, Primark e così via.

C’è poi un livello intermedio fatto da grandi brand con una distribuzione propria e da meno grandi stilisti indipendenti che appunto fanno moda in un modo alternativo.

Se tu decidi di fare qualcosa di tuo e vuoi sviluppare un’idea, trasformarla in una collezione e racchiudere all’interno di un brand, hai bisogno di conoscere esattamente quale strategia può funzionare anche in piccolo.

Non tutti infatti hanno la fortuna di avere grandi fondi da investire.

E in secondo luogo nella moda è un ambiente molto complesso, con tantissimi interlocutori, dove quello che premia è il gioco di squadra tra le varie professionalità bisogna avere un percorso preciso che ti porti dalla tua idea ad arrivare sul mercato.

Una delle mie competenze quando lavoro con un cliente è quella di brand designer. Mi occupo di appunto studiare l’architettura di business, di quello che poi diventa un brand nella moda. 

E infatti importante capire come la moda, i vestiti non siano solamente non esistono perché sono belli e perché sono stati fatti da uno stilista.

Ma che questo è frutto di un lavoro che appunto viene legittimato da quello che è il brand che appunto rappresenta quello che è lo stilista come codice stilistico, ma come anche valori e che porta avanti negli anni.

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Il Brand non è solamente il logo o gli elementi grafici sui nostri prodotti ma l’insieme di tutti gli attributi tangibili e intangibili.

Ovviamente, se pensiamo ai grandi brand, loro hanno una storia lunga molte volte di più di 50 / 100 anni che appunto può legittimare il loro posizionamento sul mercato e il prezzo dei loro prodotti. A partire dalla figura del fondatore appunto, che ha un ruolo mitico.

Il fondatore è qualcuno che ha dato l’imprinting della collezione del codice genetico del brand e di tutti quegli elementi che lo hanno portato al successo e che in seguito i designer che hanno preso in mano la direzione artistica negli anni dopo hanno portato avanti.

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Lo Stilista come ruolo di Fondatore ha un ruolo mitico nella storia di tutti i grandi brand! Nell’immagine presa dal mio libro tutti i più grandi stilisti Italiani

Quindi i brand famosi sul mercato hanno una storicità che ovviamente, se noi vogliamo cominciare a costruire qualcosa a partire da oggi non possiamo utilizzare per costruire appunto la nostra autorevolezza. Perché poi, nel pratico, cos’è questa nostra autorevolezza? Perchè è tanto importante? Perchè determina il nostro posizionamento.

Quando arriviamo sul mercato con il nostro prodotto a che prezzo lo venderemo? O meglio quale sarà il prezzo che il cliente sarà disposto a pagare rispetto a quello che stiamo offrendo? La nostra storia, le nostre immagini, la nostra esperienza di acquisto giustificherà tale prezzo?

Ed è per questo che ci serve un brand.

Non basta creare una collezione. Il brand è qualcosa che appunto ti porti dietro nel tempo e se sei bravo a comunicare e a fare aumentare il valore della tua marca guadagnando una esposizione sempre maggiore e vendendo prodotti potrai nel tempo aumentare il suo valore e con esso aumenterà anche il valore dei tuoi prodotti, quindi il prezzo che potrai proporlo al mercato.

La prima grande considerazione che dobbiamo fare che vale sia per la moda ma non stiamo parlando solamente di qualcosa da indossare, ma anche potrebbe essere l’accessorio.

Questi discorsi che ti sto facendo vanno bene a prescindere da quale tipologia di prodotto tu voglia creare, perché ci sono delle componenti universale che vanno alla costruzione di un prodotto.

Abbiamo da una parte il prodotto, che quindi è un qualcosa di concreto. È un qualcosa con degli attributi, con dei materiali, con un certo stile.

E poi abbiamo un qualcosa di intangibile, quello che è il mondo attorno al prodotto, che è governato appunto dalla psicologia, dalle aspettative che abbiamo noi sul prodotto e dalle storie che noi abbiamo sentito o abbiamo letto riguardo a quel prodotto che qualcuno ci ha raccontato.

Quindi capirai bene come la costruzione di un prodotto non sia solamente crea qualcosa di molto bello, ma implichi necessariamente conoscere quali sono quelle attributi, quel mondo attorno al prodotto e che lo rende significativo.

 
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Ogni capo che compriamo

Ha un preciso significato simbolico e una sua precisa destinazione d’uso o occasione per la quale l’abbiamo comprato

Noi infatti, quando andiamo a comprare, se anche tu ci pensi, non è che andiamo a comprare un vestito per coprirci. Non è che il nostro bisogno primario è quello di avere qualcosa da indossare per proteggerci dalle intemperie, dagli insetti, da qualsiasi cosa.

Noi andiamo a comprare degli oggetti pieni di significato. A meno che noi non siamo comprando qualcosa di basic come ad esempio della biancheria intima o una maglietta per dormire la sera.

Noi non stiamo comprando qualcosa che ci serve, ma stiamo comprando qualcosa a cui noi attribuiamo un significato specifico e quindi comprando quel capo che non è più un vestito non è più una una roba che troviamo al mercato o in un discount.

Noi ci proiettiamo nella nostra mente già l’occasione, la funzione per la quale andremo poi ad utilizzarlo. E questo è molto importante, soprattutto quando poi noi siamo dall’altra parte della barricata e quindi noi abbiamo il brand.

Per questo, quando tu vuoi costruire un prodotto, è importante che tu abbia in mente:

  • Quali sono questi valori?

  • Perché dovrebbe essere rilevante per le persone?

    Ma l’altra grande considerazione assoluta, che è fondamentale alla base di tutti i prodotti che noi non facciamo prodotti per tutti, non si può fare un prodotto che piaccia o non piaccia a tutti.

Da un lato è positivo, dall’altro bisogna anche ammettere che noi dobbiamo costruire prodotti conoscendo il nostro mercato di riferimento, conoscendo chi saranno appunto i futuri utilizzatori e quelli che saranno i nostri futuri clienti.

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Quindi persone disposte a dare un valore economico e a pagare quello che noi appunto facciamo, dandogli appunto un valore in soldi e quindi saranno utilizzatori e clienti del nostro brand.

Che poi dovremmo anche farli diventare fan del nostro brand, follower del nostro brand. Dovranno essere entusiasti di aver scelto noi, rispetto a tanti altri brand, quindi le cose fondamentali e nella moda.

In Italia ci sono già tantissime scuole di moda e siamo considerati a livello mondiale il Paese, anche magari più della Francia, che è considerata come la patria dell’Haute couture, dove veramente è nata la moda.

La moda è nata in Francia, non è nata in Italia. l’Italia, però grazie agli stilisti, a partire dagli anni 60, 70, 80, siamo riusciti a creare un modo di fare moda riconosciuto in tutto il mondo che appunto ha portato l’Italia da posto, dove comunque era famoso per l’arte e per altre cose, a essere il posto dove la moda è sentita più come “fashionable”, come qualcosa che influenza drasticamente quello che succede in tutto il mondo.

Quindi da un lato abbiamo bisogno noi come italiani di produrre nuovi stilisti e io spero che tu possa essere uno di questi nuovi stilisti, perché altrimenti rischiamo di dare il nostro know how, le nostre capacità, le nostre idee a qualcun altro che produce, anche dicendosi made in Italy. Ma quando in realtà di made in Italy c’è ben poco!

Dall’altro le scuole di moda sfornano tantissimi stilisti che per qualche modo non vogliono poi alla fine fare qualcosa di proprio, ma magari vengono inglobati dal fashion system andando a lavorare per altri.

E questo è un po un po un peccato, perché o prendiamo e ammettiamo con un po di amaro in bocca che ormai la moda è costruita dal fast fashion, quindi non possiamo farci niente.

Abbiamo dei gruppi Inditex, Zara piuttosto che tutti gli altri che sono talmente potenti che quindi influenzato e influenzando il mercato, ovviamente.

Perché mentre una volta la moda si influenzava solamente dall’alto verso il basso e aveva delle tempistiche, adesso essendo diventata molto più veloce e viene influenzata anche dal basso.

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Lo stile streetwear ha influenzato dal basso verso l’alto anche alcuni brand del lusso. Iconiche ad esempio le collaborazioni tra Supreme e Luis Vuitton

Un sistema come quello di Zara, con le collezioni che hanno una rotazione di due settimane e così via.

Può prevedere poi interpretare un trend che vede sul mercato che viene da una serie televisiva piuttosto che da qualcosa che succede nel mondo ed essere sul mercato un mese dopo anche più rapidamente.

Ovviamente qui l’ispirazione dei grandi macro trend non c’entra niente. È un’analisi diversa, demografica, antropologica, che è molto efficace.

CONCLUSIONE:

Però noi o ammettiamo che non possiamo farci niente, che ha vinto il fast fashion, che ha vinto la moda fatta altrove, la moda chiamiamola low cost, a prescindere dalla qualità.

Oppure abbiamo il diritto e il dovere, in quanto aspiranti designer e creativi, di fare la nostra parte e di provare a creare qualcosa di nostro.

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